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Paragrafo 8 . La svolta in politica estera.

     
Una  vera  e propria svolta fu attuata in politica estera, tramite  la
sottoscrizione,  nel  1882,  della Triplice  alleanza  con  Austria  e
Germania   (vedi  capitolo  Trentuno,  paragrafo  2).  Le   principali
motivazioni  di tale scelta risiedono nell'inasprimento  dei  rapporti
con  la  Francia,  per la sua persistente difesa delle  rivendicazioni
territoriali  pontificie  nella penisola  e  per  l'occupazione  della
Tunisia  (1881), cui mirava anche l'Italia; nella diffusa  volont  di
uscire dall'atteggiamento di prudenza e di sostanziale isolamento, che
aveva  sino  ad  allora  contraddistinto le  relazioni  internazionali
italiane; nelle pressioni degli ambienti conservatori dell'esercito  e
della monarchia.
     Con  tale  alleanza, che aveva carattere difensivo,  l'Italia  si
assicurava   il   riconoscimento  del  possesso  di  Roma   da   parte
dell'Austria   (che  era  la  massima  potenza  cattolica),   ma   era
necessariamente  costretta  a rinunciare  alla  Venezia  Giulia  e  al
Trentino. Venivano cos tradite le aspettative degli irredentisti,  in
gran  parte  repubblicani  e  radicali,  gi  delusi  per  la  mancata
rivendicazione  italiana di Trento e Trieste al congresso  di  Berlino
del   1878.   L'impiccagione  dell'irredentista  triestino   Guglielmo
Oberdan,   accusato  di  aver  attentato  alla  vita   dell'imperatore
austriaco Francesco Giuseppe, diede nuovo impulso a tutto il movimento
e fece crescere l'ostilit verso la Triplice alleanza. Quest'ultima fu
rinnovata  nel  1887, con l'aggiunta di due clausole, che  prevedevano
compensi  territoriali  per l'Italia in caso di  ulteriore  espansione
dell'Austria  nei  Balcani  e  l'impegno della  Germania  a  contenere
l'espansionismo francese in Africa settentrionale, contrario al  ruolo
di potenza mediterranea cui l'Italia aspirava.
     Con  Depretis ebbe inizio anche l'avventura coloniale,  sostenuta
da  gran parte della classe dirigente moderata, che la considerava  un
utile  sbocco  per la disoccupazione e uno strumento per attenuare  le
tensioni   interne,   e  dai  gruppi  imprenditoriali   e   finanziari
interessati  alle  inevitabili commesse per  l'industria  pesante.  Il
colonialismo  trovava  inoltre  velleitarie  giustificazioni  di  tipo
nazionalistico,   fondate  sull'idea  della  missione   civilizzatrice
dell'Italia,  erede  dell'impero romano.  Determinante  fu  infine  la
spartizione  dei  territori  africani non ancora  colonizzati,  decisa
dalle maggiori potenze europee alla conferenza di Berlino del novembre
1884-febbraio 1885 (vedi capitolo Ventinove, paragrafo 3), che suscit
preoccupazioni  sul  ruolo  internazionale  dell'Italia  e  sulle  sue
possibilit di espansione.
     Nel  febbraio  1885  truppe  italiane occuparono  Massaua,  citt
etiope sul mar Rosso, e nei mesi successivi si insediarono su tutta la
fascia  costiera  sino  alla  baia di  Assab,  che  il  governo  aveva
acquistato  dalla  compagnia marittima Rubattino di Genova  nel  1882;
dalla costa cercarono quindi di penetrare nell'interno, nel territorio
appartenente all'impero d'Etiopia. Nel
     
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     corso  di  tale penetrazione, il 26 gennaio 1887, una colonna  di
cinquecento  soldati  italiani venne annientata  dalle  truppe  etiopi
presso Dogali.
     La  notizia  del  massacro  di  Dogali  suscit  vivaci  reazioni
nell'opinione pubblica e nelle forze politiche, tanto che il  Depretis
fu costretto a dimettersi (8 febbraio 1887).
